Salviamo DMOZ
Written by seofacile on Friday, August 31st, 2007 in directory.
Era inevitabile dopo la bomba lanciata da shoemoney, le polemiche mai sopite sulla gestione della directory più influente si sono arroventate.
Alte fiamme si sono alzate nella blogosfera, sembra che il vento delle passioni stia attizzando le controversie.
Dovrebbe essere ora di dire: Basta!
Si perchè le due opposte fazioni; una quella dell’oceano di webmaster che cerca di entrare in DMOZ, mentre dall’altra parte la casta di editor ad ogni livello che mantiene un atteggiamento a dir poco stucchevole difendendo corporativisticamente il proprio operato.
Pur comprendendo in parte alcune delle argomentazioni a difesa della gestione della directory, spesso si ha l’impressione che da parte di DMOZ non si voglia cambiare le discutibili lacune della loro gestione.
Siamo in pieno web 2.0, per quello che possono valere le etichette, questo vuol dire che il principale protagonista della rete è sempre di più l’utente.
Credo che per salvare capra e cavoli la gestione della directory dovrebbe subire una virata verso il social bookmarking. Una struttura ingessata come quella di DMOZ è inconcepibile nel 2007.
La strenua volontà di mantenere lo status quo in DMOZ si può solo giustificare con la voglia di non perdere i privilegi di alcuni editor, che guarda caso hanno interessi nel SEO e nel webmarketing.
Una DMOZ aperta a tutti, che cataloghi i siti web come DIGG cataloga le notizie e i post più interesanti della blogosfera, sarebbe una risorsa molto più utile dell’attuale DMOZ.
Una svolta in questo senso potrebbe davvero mettere fine a molte polemiche, certo anche in DIGG si è venuto a creare un gruppo di persone che fa il bello e il cattivo tempo, ma cio non toglie che digg svolga eccelentemente la funzione di mettere in evidenza le notizie e i blog più interessanti in tempo reale.
Spero davvero che questo mio suggerimento venga presto accolto per salvare il principio su cui è stata costruita DMOZ. Per poter conservare la sua integrita DMOZ deve aprirsi all’esterno e non chiudersi a riccio sulle sue posizioni.
